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MITO del CANCRO

     Enigma della Felicità

Mito del Cancro

Dalle allegorie dei segni zodiacali troviamo la missione del Cancro che è quella di sperimentare l’emozione, gli affetti e sentimenti del suo mondo interiore, ma soprattutto le esperienze relazionali nel nucleo familiare. Il mito che ben si addice al segno zodiacale del Cancro è l’esperienza del karma familiare. Per questa consapevolezza terrena Dio gli ha donato la “famiglia”, dove l’essere umano potrà vivere e sperimentare le emozioni “riso” e “pianto”, delineando il suo destino.

Diamo ora uno sguardo al mito facendo riferimento alla storia di Edipo, affinché possiate comprendere meglio la dinamica di questo segno.

La storia ci dice che il padre di Edipo, il Re Laio, ci appare come un individuo istintivo e passionale, vissuto dalle emozioni e profondamente egoista, dedito al soddisfacimento delle sue brame. S’innamorò di un giovinetto un certo Crisippo e consumò con lui un rapporto omosessuale.  Nelle varie traduzioni, c’è chi dice che Crisippo si sia suicidato non reggendo alla vergogna, c’è chi dice che sia stato ucciso dallo stesso Laio, comunque la giovane vita di fu interrotta violentemente.

Il vecchio “Pelope” padre del giovane Crisippo, lanciò a Laio la seguente maledizione: “se tu avrai un figlio maschio un giorno lui ti ucciderà”. Per proteggersi da questa maledizione Laio si recò all’oracolo di Delfi ed ottenne questa risposta: “non fare mai un figlio perché altrimenti un giorno lui ti ucciderà e si sposerà sua madre”! Questa risposta mise Laio in allarme e per deviare il suo destino decise di non fare mai un figlio. Un giorno sotto l’azione del vino si congiunse a Giocasta e nacque Edipo. Appena nato, Laio abbandonò suo figlio Edipo sul monte Licona, legandolo per i piedi ad un albero, infatti il nome Edipo significa proprio “piedi gonfi”.

In ogni famiglia c’è in un certo senso una maledizione, un ”nodo” da risolvere, gli indiani lo conoscono bene e lo chiamano “karma familiare”.

Il piccolo Edipo venne raccolto da un pastore che lo portò ai regnanti di Corinto che non avevano figli. Il bambino crebbe, credendo che quei genitori fossero realmente i suoi, ma un giorno un invitato sotto i fumi dell’alcool gli disse: “Tu non sei loro figlio”!Il giovane interrogò i genitori putativi, che negarono tutto. Allora Edipo si recò all’oracolo di Delfi per conoscere il proprio fato e l’oracolo disse “un giorno tu ucciderai tuo padre e sposerai tua madre”!

 Credendo in buona fede che i regnanti fossero realmente i suoi genitori, per non incorrere nel terribile fato, non tornò a casa.

Nel frattempo Laio ritornò all’oracolo di Delfi, per curiosità voleva conoscere la fine di suo figlio. S’incontrarono così padre e figlio, come due sconosciuti, in uno stretto passo di montagna.

 

Edipo all’intimidazione del cocchiere del Re Laio: “ragazzo fai largo al re”, Egli non si spostò, poiché aveva un carattere violento e permaloso (come suo padre), allora Laio lo colpì col bastone intimando di proseguire. La ruota del carro ferì il piede di Edipo (per la seconda volta suo padre lo ferì attraverso i piedi). Il giovane accecato dall’ira uccise Laio e il cocchiere, e non contento morse il corpo dell’ucciso sputandone il sangue. Padre e figlio s’incontrano come due estranei. Laio non ha riconosciuto l’individualità del figlio, lo ha sacrificato al suo egoismo. Non riconoscendosi i due perpetrarono la maledizione frutto dell’ignoranza e della cecità dell’anima.

In questo segno nasce nell’individuo la domanda: Io chi sono? L’individuo cerca le sue radici familiari per dare significato alla sua esistenza attraverso le due figure genitoriali. In questo segno regna la Luna, la parte che rappresenta la madre, insieme al Sole, secondo pianeta governatore del segno, che completa le due figure. Le due figure non sono altro chela rappresentazione dei due emisferi del cervello, sinistro (parte razionale) e destro (parte intuitiva), che unendosi in armonia mediante la funzione Mercuriale (intelligenza) che fa da ponte/fusione, forma e costruisce un essere ben equilibrato energeticamente.

Tornando al mito, a quei tempi i greci ricorrevano spesso all’oracolo di Delfi per consiglio, sul cui frontale era scritto “conosci te stesso”. Noi erroneamente pensiamo di sapere tutto di noi stessi, conoscendoci attraverso il mondo esterno a noi, portando la nostra attenzione in modo prevalente alla realtà esterna, trascurando o dedicando pochissima attenzione al mondo e alle qualità psichiche superiori del mondo interiore e le sue dinamiche inconsce.

Dopo l’uccisione del padre Edipo torna a Tebe, e in quel periodo la città era afflitta dal flagello della Sfinge mandata da Era per punire i Tebani, poiché avevano permesso che Laio, fautore del delitto omosessuale, continuasse a regnare. Era non perdonò la tolleranza dei Tebani e mandò questa creatura mostruosa, la Sfinge. Essa era un animale simbolico con i fianchi del toro, gli artigli del leone, le ali dell’aquila e il volto umano. Di solito si rintanava sul monte Ficio e quando discendeva faceva razzie di esseri umani strangolandoli. Infatti la parola “sfinge” deriva da “Fixis” che significa “strangolatrice”.

Per liberarsi da questo flagello i Tebani dovevano risolvere l’enigma che Essa proponeva:c’è un animale sulla Terra che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome. E’ il solo tra gli esseri viventi che si muovono in terra, in cielo e in mare, che muti natura. Quando egli cammina su un maggior numero di piedi, la velocità delle sue estremità è minore”.

Nessuno riusciva a risolvere l’enigma.

Edipo si recò sul monte Ficio e risolse l’enigma e rivolgendosi alla Sfinge diede la risposta: “Tu intendi dire l’uomo, che cammina carponi quando è piccolo, quando è vecchio con la schiena curva ha bisogno di una terza gamba, il bastone, e in età di mezzo usa solo due gambe”. Edipo risolse l’enigma della Sfinge e vinta si gettò dal monte.

A questo punto Edipo risolto il problema pensò di essere un grande saggio, così per premio sposò sua madre Giocasta come ricompensa per l’azione eroica.

 

Questo è il momento culminante del mito Edipo. Fu una vittoria momentanea, a niente valsero le parole di Tiresia, il veggente cieco, che cercò di far capire ad Edipo che non sempre una vittoria è tale fino in fondo.Tiresia aveva avuto dagli Dei il dono di vedere con gli occhi dell’anima a scapito della vista fisica, ma Edipo lo schernì dicendogli: “cosa puoi insegnarmi tu che neppur vedi?”.

Lui rispose: “non gioire troppo ciò che credi vittoria può essere una sconfitta”.

 Edipo dopo aver battuto la Sfinge si lasciò andare all’Ego ignorante rispondendo negativamente al saggio Tiresia. Dopo anni di governo ci fù una improvvisa carestia seguita da pestilenza, si recarono all’oracolo di Delfi che interrogato disse: trovate l’assassino di Laio, così gli Dei placheranno la loro ira”.

 Troviamo a questo punto i due, il cieco dell’anima Edipo, e il cieco nella vista fisica Tiresia, l’uno di fronte all’altro. A questo punto Tiresia disse al Re Edipo: “cosa faresti ad un uomo che dorme con sua madre ed ha ucciso suo padre?” Ed Egli rispose: “il massimo della pena”. Così Tiresia concluse dicendo: “Sei tu quell’uomo!”. Edipo si diede il massimo della pena accecandosi, poiché in realtà era stato lui il vero cieco a non accorgersi della sfida che apparteneva al suo destino.

Questo dramma è comune a tutti gli esseri umani poiché siamo ciechi rispetto alla nostra vita, alle esperienze della nostra vita intima, sia personale che familiare.

Edipo abbandonò Tebe, divenne un mendico viandante, ormai l’orgoglio e l’ira l’avevano abbandonato. Edipo accettò il proprio Fato con coraggio. L’uomo orgoglioso si chiude opponendosi al destino ed alle forze della natura, mentre l’uomo viandante fluisce con la vita.

Dopo la sua morte Edipo divenne il protettore del luogo che l’accolse, la tomba portava una scritta semplice: “sulla mia schiena porto malva e asfodeli dalle mille radici, sul mio petto Edipo, figlio di Laio.”

Scoprendo il padre in lui, si era liberato dalla maledizione, poté così come uomo con il cuore, integrarsi col tutto. Dove c’è l’anello di potere non c’è vita, è morto il re e vive l’uomo, e l’uomo Edipo fu assunto dagli Dei nell’Olimpo.

 

 

 

Mito dei Gemelli

      Mito dei Gemelli 

Castore e Polluce

I Miti Greci ben si collegano simbolicamente ai segni dello zodiaco aiutando a comprendere alcuni meccanismi energetici che accadono dentro ognuno di noi.

Il mito dei DIOSCURI, CASTORE e POLLUCE descrivono molto bene la Dualità energetica di questo segno zodiacale che si trova alla fine del momento primaverile con la massima energia della Forza-Giorno sulla Forza-Notte.

La storia narra che dall’unione di Leda con Tindaro e poco dopo l’unione con Giove nacquero due gemelli, il primo di natura mortale “Castore”, il secondo dall’unione di Leda e Giove di natura divina “Polluce”.

Il primo “Castore” è descritto nel mito come sanguigno e vitale, vittima del desiderio e delle brame, e per analogia rappresenta il “se inferiore”. Egli è soggetto agli egoismi e passioni, schiavo delle forze metaboliche terrestri; mentre il fratello “Polluce” è orientato verso il distacco da ogni brama, completamente libero dalle forze terrestri. Lo possiamo legare simbolicamente al “se superiore” di cui siamo conformati, e che cerca il superamento di questa realtà illusoria, proiettandosi verso il sublime, ai mondi superiori o mente superiore, mondo dei Concetti e dell’Arte.

 

 Nella storia Castore s’innamora di una donna e in un scontro ucciderà per errore il fratello di lei. A nulla valgono i tentativi di Polluce per salvare il fratello gemello, non ci riesce. Prima tenta di farlo ragionare ed allontanarlo da quella passione, poi tenta di aiutarlo nel combattimento. Ma Castore ascolta il suo sentire e il desiderio. Polluce, non vive questo lato della realtà, ma la chiarezza razionale.

 

Nel momento in cui Castore muore, Polluce scopre il dolore del suo “sentire” per la perdita del fratello, e sente di non poter vivere lontano da Castore, così invoca Giove che corre in suo aiuto.L’intervento del Divino Giove permette ai due fratelli di trascorrere metà anno nell’Ade (oltretomba) e l’altra nell’Olimpo (Luce), e siccome il gemello Polluce era detto “chiaro”, mentre Castore lo “scuro”, si dette loro il nome di “DIOSCURI”, che significa “figli dell’ombra e della luce”. Fu così che divennero i DIOSCURI, protettori della vita e della morte.

Quest’enorme esperienza dolorosa produrrà in Polluce, la “sintesi” dell’unione Cuore/Mente necessaria per la sopravvivenza e per l’equilibrio interiore.

Ai nati Gemelli viene dato il compito di “unire” ciò che sembra separato, ma soprattutto quello di raggiungere la meta della maturità, evolvendo la parte infantile in quella adulta, anche se questo costerà dolore. Infatti Polluce, solo dopo la morte del fratello,  si rende conto di questa separazione o dualità. Egli diviene cosciente delle loro diverse nature e prende consapevolezza dei due mondi che esistono nell’essere umano, la prima natura è la forza metabolica (terra) e la seconda natura la sublimità di pensiero (aria).

Da quel momento si operò in lui la sintesi ed il bisogno di trovare l’esperienza di uno nell’altro, cercandosi per realizzare l’Unità.Questo processo alchemico interiore rompe definitivamente lo schema mentale di sentirsi “separati” e solo così può esistere la Felicità.

In questo segno astrologico, abbiamo due tipologie:

  1. il tipo “Castore” ha curiosità affettiva, bisogno di consumare l’amore come flirt, si ferma ai preliminari, non matura l’innamoramento in amore, e non va a fondo nel rapporto, ma parte per un’altra conquista.
  2. il tipo “Polluce” è quello che rifiuta ciò che è passionale e razionalizza tutto, freddando l’istintività con l’intelletto.

In tutti e due i casi però abbiamo un atteggiamento “narcisistico” con comportamento di grande superficialità, e soprattutto tendono a non essere troppo coinvolti in ogni realtà di vita, perché richiederebbe un certo sforzo nel dover affrontare se stessi, e quindi crescere e maturare. Il limite del nativo Gemelli potrà evolversi quando imparerà ad indirizzare la capacità intellettiva non in senso narcisistico, ma altruistico, cioè realizzare il collegamento energetico tra il “se inferiore” cioè Ego Ignorante con l’Ego Evoluto, cioè “Sano Egoismo” che è il “se superiore”, viaggiare e muoversi collegato tra la vita terrena e quella celeste.

 

 

 

 

 

MITO del TORO

 

  Il Labirinto di Cnosso

Dai miti greci possiamo simbolicamente legare per analogia la storia del famoso LABIRINTO di CNOSSO il quale fu fatto costruire dal Re Minosse sull’isola di Creta per rinchiudervi il mostruoso Minotauro.

 Nel mito incontriamo Dedalo il grande artista, il creatore del labirinto, dove era tenuto nascosto Minotauro, essere per metà uomo e metà toro. C’era solo un eroe capace di liberare gli Ateniesi dal tributo, dei famosi sette fanciulli e fanciulle, ogni sette anni a Creta, per servire il pasto a quel mostro, ed era Teseo.

Il legame simbolico che unisce questa storia al segno del Toro è questo “labirinto” cioè la parola significa “confusione” o “disorientamento” poiché in questo segno si ha la tendenza a conseguire mete solo sul piano materiale, vivendo in continuazione desideri istintivi, girandosi intorno e perdendosi appunto nel labirinto della mente.

Fin quando l’essere umano non imparerà a dirigere la parte istintiva non troverà la sua soluzione, rimarrà vittima delle forze metaboliche, e la vita perderà di significato. Il protagonista Minotauro invece rappresenta le forze istintive che sono lasciate libere di manifestarsi senza limiti, senza una guida del pensiero cosciente e consapevole, dove tutto è espresso in modo primitivo.

L’altro protagonista della storia è Arianna figlia di Minosse il Re ed è la è rappresentato da una figura femminile dolce e soprattutto collaborativo assicurando all’eroe Teseo il suo affetto sincero rischiando la vita per la salvezza di entrambi in questa impresa impossibile.

Tornando alla storia Teseo incontra il Re Minosse e si offre di affrontare la prova e nel frattempo si innamora di Arianna che lo ricambia. Insieme i due innamorati affrontano la prova fiduciosi di riuscire nell’intento poiché Arianna possiede la capacità di guidarlo dentro al labirinto col famoso “filo d’Arianna”.

Ella rappresenta l’anima superiore che guiderà Teseo nel labirinto cioè il mondo delle passioni e delle brame, dove poi ucciderà il Minotauro.

La prova del mito è simbolicamente legata al nostro Ego Ignorante il quale è attaccato alle “forze possesso” e fin quando non saranno “governate” dall’Io cosciente, l’essere umano sarà sempre posseduto da ciò che possiede.

In questo segno abbiamo la nostalgia dell’anima che attraversando il buio delle passioni si risveglia dall’oscurità del “sentire spirituale”. Teseo ed Arianna, attraverso la potenza dell’amore (Venere), uniscono le forze maschili e femminili, e operano congiuntamente ed in accordo, riuscendo ad integrare armoniosamente le diversità, mentre nel segno precedente, l’Ariete, operano in conflitto tra loro.

 GOD BLESS YOU – CHE DIO VI BENEDICA

 

 

 

 

Mito dell’Ariete

vello_d'oro   Missione degli Argonauti

 La missione del recupero del famoso “sacro vello d’oro” ad opera di Giasone e degli argonauti ben si addice a questo segno zodiacale, ora vediamo perché. Il mito descrive molto bene la figura di Giasone  e il suo compito  che sarà quello di affrontare prove difficili per realizzarla, allora ritenuta impresa “impossibile”.

Il nostro protagonista, Giasone,ha per sua natura la capacità di infondere energia volitiva ai suoi compagni d’avventura, e questo significa che egli è un ottimo trascinatore.

Giasone_argonauti

La migliore gioventù greca s’imbarcò in quest’impresa, e dopo varie peripezie, arrivati alla Colchide fu ricevuto dal re Eete, e gli chiese il vello d’oro.

vello_d'oro

Il re propose delle prove impossibili da superare per un umano per ottenere ciò che voleva, e qui intervenne Medea la “Maga”, che gli offrì di aiutarlo, ma in cambio gli chiese di essere portata via con lui e di diventare sua moglie. Giasone accettò e giurò di esserle per sempre fedele.

Medea_Maga

Ma egli non si accorse che il suo giuramento lo legò ad una figura femminile distruttiva.

In questo caso si nota che gli Arieti, sono sempre mossi da impeto giovanile privo di ponderatezza, ed è questa qualità che diventa un limite. Dopo questo momento il nostro eroe Giasone conquistò il vello ma perse se stesso.

Il suo errore è simile a quello dell’uomo che si trova ad iniziare un nuovo percorso, quindi diventa un pioniere che adopera solo l’istinto, senza usare le dovute precauzioni o prudenze (Saturno in caduta), dunque lui è un divulgatore o colui che dà l’inizio a qualsiasi nuova realtà, e il più delle volte non raccoglie quello che ha seminato o iniziato, perché la sua meta è di dare energia ovunque, specialmente nella fase dell’inizio all’azione.

Tutti i nati  nel segno  “Ariete”, tendono ad avere un carattere organizzativo, sempre spinti verso il futuro, sull’azione e l’autoaffermazione. Anzi più le imprese sono difficili e più sono attratti, perché hanno in loro un magnetismo particolare. L’ardore e il bisogno di conquista, li rendono particolarmente temerari. Sono spinti con “audacia” più in là delle loro possibilità, e non si arrestano di fronte a nessun ostacolo, poiché non accettano nessuno smacco, infatti sono chiamati dei “velleitari”.

Abbiamo visto che nel mito, Giasone ha avuto un forte ascendente sugli altri, perché il dimostrare coraggio e ardore così spontaneo, ha avuto quest’effetto. I nativi di questo segno fanno tutto sotto la luce “solare” , sono chiari e diretti, non avvertono falsità, e non riconoscono i raggiri, ma non sono buoni diplomatici.

Quest’ultima qualità è donata al segno opposto che è la Bilancia. E sono proprio le qualità della Bilancia che necessitano questi nativi per crescere ed evolversi. Se questo nativo non riesce ad “educare” il proprio  slancio istintivo di Marte (volontà/aggressività), pianeta governatore di questo segno, verso fini concreti e altruistici, si determinerà inevitabilmente un accumulo di debiti karmici nella presente incarnazione poiché, l’energia marziana ha proprio questa caratteristica.

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GOD BLESS YOU – CHE DIO VI BENEDICA

 

Mito dei Pesci

Eros_Psiche        Eros e Psiche – Vero Amore

Il mito racconta la storia di due personaggi Eros e Psiche.

La giovane Psiche era l’ultima di tre figlie di un principe potentissimo. Era così bella, generosa ed era venerata come una Dea e tutti andavano in pellegrinaggio per renderle omaggio. Gli altari di Venere non ricevevano più alcuna offerta, poiché Psiche rappresentava la bellezza incarnata.

La Dea Venere si sentì dimenticata da tutti e in cuor suo nutrì profondo odio verso questa fanciulla. Così chiamò suo figlio Eros e gli intimò di scoccare il suo dardo contro di lei affinché s’innamorasse dell’uomo più brutto che esistesse sulla terra.

Eros partì e non visto, si recò da Psiche, ma quando fu al suo cospetto se ne innamorò perdutamente, così decise di rapirla. Chiese aiuto a Zefiro, il vento, che la prese e la trasportò in uno splendido palazzo con giardini meravigliosi. Lì la giovane Psiche fu informata che quello era il palazzo del suo sposo, ma che non l’avrebbe incontrato finché non fosse scesa la notte. Ella era piuttosto impaurita, ma fu rassicurata che niente di brutto le sarebbe accaduto.

Quando scese la notte Psiche si sentì avvolgere dalle braccia di Eros. Egli le disse che non si poteva rivelare a lei se non al momento giusto, e Psiche promise che non avrebbe cercato di guardare il suo volto, era attratta totalmente dalla voce di lui così dolce e suadente col suo abbraccio caldo, che ella attendeva con ansia quegli incontri.

Incontro_Amanti_Eros_Psiche

Ogni notte gli amanti si incontravano nel buio e l’amore tra loro cresceva di giorno in giorno, ella desiderava stare con lui e si rammaricava di non poter dare volto al suo splendido amante. Una notte chiese ad Eros di poter andare a visitare le sue sorelle, e lui le disse: “Fai attenzione potrebbero darti suggerimenti sbagliati, perfino metterti contro di me”. Lei promise di stare in guardia e a malincuore Eros accettò che lei partisse. Diede dei doni preziosi da dare alle sorelle e alle prime luci dell’alba scomparve.

Quando si recò dalle sorelle che la credevano morta, le fecero grandi feste, ma non erano sincere, poiché avevano sempre invidiato la sua bellezza. L’ingenua fanciulla raccontò loro del suo amante e degli incontri notturni. Così le sorelle la schernirono e le dissero: “di certo è un mostro e presto o tardi ti ucciderà”.
Instillarono così la paura ed il sospetto nel cuore di lei. Esse le consigliarono di accendere una candela, mentre lui dormiva per poter vedere le sembianze. Quando ritornò al palazzo ed
 Eros arrivò, Psiche accese una candela. Gli apparve così tutta la bellezza di lui, e rimase a guardarlo estasiata, ma delle gocce di cera caddero sul dio bruciandone la pelle. 

Eros si svegliò e disse: Sciagurata! Cosa hai fatto? Io sono Eros ed ora non mi potrai più vedere”! Così scomparve, lasciando la fanciulla nella disperazione più nera.

A questo punto Eros tornò da sua madre Venere che curò le sue ferite. Intanto Psiche sconsolata girava in cerca di lui. La dea Venere sempre più adirata contro la fanciulla, invocata da lei, le apparve e le disse: “Se vuoi vedere mio figlio dovrai superare delle prove.

Le prove che le diede erano veramente terribili che nessun essere umano avrebbe potuto superarle. La prima era quella di dividere una immensa montagna di semi di vario genere nell’arco di un solo giorno. Di fronte a quella montagna Psiche si disperò, ma vennero in suo aiuto le formiche che divisero tutti i semi.

 Formiche_semi

Quando Venere ritornò fu molto contrariata nel vedere la prova realizzata. Le chiese allora la seconda prova quella di riempire un secchio con l’acqua dello Stige, il fiume infernale e inavvicinabile per i comuni mortali per le sue rocce a strapiombo e viscide. Ma un’aquila venne in suo soccorso, prese il secchio con il becco e lo riempì.

Aquila_Acqua

Sempre più in collera e accecata dall’ira Venere disse: “Il dolore di vedere mio figlio malato ha sciupato la mia bellezza, và da Persefone nell’Ade e fatti dare il cofanetto che racchiude l’essenza della bellezza”.

 Cofanetto_Venere

La giovane Psiche si recò nell’Ade e Persefone le consegnò il cofanetto, ma presa dalla curiosità, lo aprì e cadde in un sonno simile alla morte. A questo punto Eros guarito dalle ferite e commosso dalle gesta di Psiche, venne in suo aiuto, la strappò dal sonno eterno e i due amanti si recarono da Giove, il quale diede il suo consenso all’unione.

Psiche fu assunta nell’Olimpo per volontà di Giove e Venere, ormai placata, celebrò le nozze con una danza.

 Zeus_Giove


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Il personaggio mitico di Psiche rappresenta la nostra anima, ma senza Eros che è vita, cosa sarebbe la nostra anima? L’amore è l’energia che trasfigura e trasforma, perché l’amore è la capacità di donarsi, il fluire con l’altro, mettendo a confronto le parti di noi oscure e immanifeste di noi, cioè la “resa della mente”. Per amare bisogna lasciarsi andare, ma è anche un po’ “morire” a se stessi.

La nostra mente “Psiche”, ha paura di Eros, l’amore, perché la razionalità e l’amore non possono andare insieme. Se si “accende “ la lampada, che rappresenta la ragione, vuol dire che ognuno di noi vuole sondare il partner, per impossessarsi del mistero dell’altro, e questa ricerca impedisce di aprirsi veramente all’altro. Così Eros, svelato dalla luce della ragione viene ferito e per riaverlo, Psiche deve affrontare le prove dei suoi limiti naturali. Nella storia abbiamo esempi di uomini che spinti dall’amore hanno superato i limiti naturali di loro stessi, noi li chiamiamo Eroi, Santi, Illuminati, il moto interiore ha permesso loro di accettare l’energia dell’Universo, e questo è “Amore Vero”.

 

Amore_Vero

 

CHE DIO VI BENEDICA – GOD BLESS YOU

Mito dell’Acquario

Stalle_Re_Augia

PULIZIA delle STALLE del RE d’AUGIA

Il mito dell’Acquario è legato simbolicamente ad una delle 12 fatiche di Ercole e precisamente alla prova della “Pulizia delle stalle del Re d’Augia”.

Questo  Re  aveva tantissimi cavalli, ma non aveva mai fatto pulire le stalle, e gli escrementi di questi ormai mandavano un enorme puzzo, tanto che l’aria era diventata nauseabonda e irrespirabile per gli abitanti del luogo. Il Re d’Augia non vuole interessarsi della condizione delle sue stalle, chiuso nella sua rocca imperiale, non vuole vedere la realtà che lo circonda, perché non si vuole sporcare le mani.(atteggiamento egoico)

Ercole

Ercole mosso da un puro spirito sociale di amicizia per gli abitanti del luogo, pensò di risolvere questo problema, così si presentò al Re e gli propose la pulizia delle stalle, senza avere nulla in cambio, solo per spirito sociale.

Il Re accettò confuso, per la prima volta qualcuno gli proponeva qualcosa senza chiedere nulla in cambio, ma sollecitato da un impulso spontaneo, semplicemente per spirito sociale. Ma pulire le stalle era un lavoro impegnativo e problematico, per cui Ercole ebbe all’inizio un attimo d’incertezza, finché arrivò il lampo di genio (idee geniali di questo segno) ed ebbe una idea formidabile. Dapprima cercò d’incanalare il percorso dei due fiumi verso le stalle, i quali entrando pulirono col loro passaggio tutto ciò che si trovava in quelle stalle. L’acqua con i suoi mulinelli portò via tutta la materia putrefatta, così riuscì a ripulire l’aria di tutto il paese.

Questa storia sottolinea l’importanza dell’amicizia, il sentimento che può provare qualcuno che è mosso da un fine superiore, quando non proietta sugli altri i propri bisogni egoici. Ercole era un essere evoluto ed era in sintonia con obiettivi superiori, quindi non egoici. Come vediamo nella storia, pulire quelle stalle era davvero difficile, specialmente trovare una soluzione possibile, ma il nostro Eroe ebbe il lampo di genio, ed attivò la sua genialità creativa, attraverso le parole magiche INVENZIONE e INNOVAZIONE, caratteristiche proprio di questo originale segno.

Ercole come simbolo di questo segno, ha il compito di abbandonare le vecchie limitazioni, i modi di fare o pensare, che contrastano la realizzazione dell’IO, per liberare l’energia vitale bloccata dai tabù e dalla falsa verità, al fine di ripristinare lo stato di equilibrio interiore necessario per realizzare spirito di cooperazione sociale e libertà.

Ricordo che l’equilibrio interiore è dato dall’allineamento di tutti i nostri livelli o veicoli (fisico, mentale e spirituale) dato dal buon funzionamento dei nostri chakra o centri spirituali. Il nostro Eroe, come abbiamo visto, attraverso questo mito realizza nella materia e concretizza l’obiettivo di libertà (quando sceglie di fare), essendo un essere veramente “originale”, fedele a quello che sente, non seguendo i “condizionamenti” della Cultura Dominante che limita la propria forza vitale.

Ercole, e le persone come lui, sono individui liberi dentro, soprattutto nel pensiero.

Gocce_Libertà

Chi è libero nel suo mondo interno non è condizionato e non condiziona a sua volta nessuno, e sentendosi realizzato non chiederà nulla in cambio. Ercole attraverso questa storia invita a non chiudersi in una rocca isolata perché non ci si vuole sporcare le mani abbassandosi alle esperienze terrene, ma insegna agli altri la via che porta alla verità di noi stessi. Sarà il suo stesso esempio di vita insegnamento per gli altri.

segni_aria

Mito del Sagittario

prometeo-dos  La conoscenza del fuoco

Il segno del Sagittario è legato simbolicamente al mito greco Prometeo, il quale regalò agli uomini la conoscenza del fuoco divino, elemento che favorisce lo sviluppo di coscienza e consapevolezza di se, mediante la caduta del senso di separatività.

Azzurro_Fuoco

Prometeo fu il benefattore degli uomini, poiché insegnò agli uomini l’uso del fuoco. Gli animali non conoscono questo elemento, ma l’uomo al momento della sua scoperta e conoscenza ebbe un’evoluzione diversa. Egli per questo dono regalato all’Umanità andò contro il divieto di Zeus (Giove – pianeta che governa il segno), e per questo fu punito, poiché la conoscenza dell’uso del fuoco, faceva sì che l’uomo si avvicinasse sempre più agli Dei. Questa conoscenza poteva dare l’opportunità di diventareimmortali”.

Il divino Zeus sentì lesa la sua maestà e lo punì facendolo incatenare ad una roccia e ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato che continuamente ricresceva.

Prometeo fu punito perché aveva superato i limiti imposti, fu mosso dal grande amore per gli uomini e volle aiutarli, donando loro la possibilità di cucinare i cibi, determinando un passo evolutivo notevole, ma nel contempo accese la scintilla divina del fuoco dell’intelligenza verso spazi infiniti, attraverso il pensiero infinito.

In questo terzo segno di Fuoco abbiamo  quelloazzurroche identifica il processo di evoluzione spirituale dell’essere umano tramite l’espressione dell’intelligenza superiore.

Il titano Prometeo fu salvato dal supplizio giornaliero che Zeus sentenziò, dall’eroe umano Eracle, colui che superò se stesso attraverso le dodici fatiche. Il numero dodici lo ritroviamo spesso ed è legato simbolicamente ai dodici segni dello zodiaco, cioè  al sentiero di esperienza terrena che ogni anima deve compiere.

La figura di Prometeo incatenato alla roccia rappresenta da un punto di vista psicologico e spirituale la nostra “coscienza superiore” incatenata ai vincoli e limiti umani, che potrà essere liberata solo quando nascerà il senso di umanità dato dalla visione olistica della vita, visione a 360° di frequenza quarta dimensione.

Il simbolo che identifica il segno del Sagittario è il Centauro Chirone, creatura mitologica metà uomo e metà animale che scocca la freccia indirizzandola verso l’Universo.

chirone

Nel nostro sistema solare l’asteroide chiamato Chirone si trova tra Saturno ed Urano, scoperto nel 1977,ed è legato simbolicamente al mito medesimo. Nel mito egli era un saggio maestro, ospitò nella sua caverna molti famosi eroi greci che in gioventù si recarono da lui per ricevere una profonda formazione. Insegnò loro la caccia e le arti belliche, insieme alla musica, alla filosofia e soprattutto, l’arte della guarigione di cui era l’unico specialista. I suoi allievi, tra cui Achille, erano spesso chiamati per curare le ferite nel corso delle battaglie; l’allievo più famoso fu Asclepio, il padre della medicina.

Il centauro Chirone curava soprattutto con le erbe, ma era anche un bravo chirurgo. Va ricordato, comunque, che nonostante la sua fama di guaritore, egli aveva anche il compito di insegnare ai suoi allievi come uccidere.

Un altro elemento significativo del mito di Chirone è la sua ferita. Egli fu ferito accidentalmente, quando dall’arco di Eracle partì una freccia imbevuta del veleno dell’idra. Essendo immortale, Chirone non morì, ma incapace di curare se stesso e nonostante l’abilità di guarire gli altri, fu vittima di un dolore cronico. L’episodio finale di questa storia fu il volontario abbandono dell’immortalità.

Chirone nella propria Carta del Cielo  acquista una certa importanza, poiché esso indica il segno e la casa dove siamo stati “feriti”, e dove possiamo risolvere il nostro destino.

Nell’osservare l’immagine del centauro si intuiscono tre nature diverse rappresentate da:

  1. la parte cavallo
  2. la parte uomo
  3. la parte arco/freccia.

Queste tre nature diverse indicano tre livelli di consapevolezza di questo terzo segno di fuoco.

 1. primo livello” (parte cavallo) si manifesta con atteggiamenti ancora legati alla brama delle passioni, alla parte puramente istintiva (zoccolo);

2. secondo livello” (parte uomo) rappresenta l’inizio della sua consapevolezza di essere vicino al Divino;

3. terzo livello” parte arco/freccia simboleggia il vero scopo di questo segno, cioè quello di dare speranza e gioia infinita in ogni parte dell’universo.

A questo nativo Sagittario è stata data da Dio la qualità dellafusione con l’altro” e questo produce una gioia infinita trovandosi collegato coi mondi superiori, rallegrandosi e irradiando frequenze gioiose intorno a se e in ogni angolo del mondo, dispensando fortuna e amore.

Chirone_Achille

Mito dello Scorpione

    Mito Scorpione

Dai miti greci possiamo simbolicamente legare per analogia il segno dello Scorpione a ben due storie, la prima è la leggenda di Gilgamesh su la “Bevanda Immortale”; la seconda è quella di  “Orfeo ed Euridice”. 

Come sappiamo siamo nel secondo segno d’acqua, ma non l’acqua del Cancro che ricorda il liquido amniotico, ma l’acqua stagnante, profonda, silenziosa e infuocata che ricorda il liquido seminale ed infine l’acqua dello Stige, fiume che scorreva ai confini del mondo dei vivi e dei morti.

Bevanda Immortale

            Gilgamesh

Nell’epopea di Gilgamesh, uomo per un terzo mortale, viene offerta all’eroe dagli Dei una bevanda che lo avrebbe reso immortale, ma l’eroe la perse, e questa cadde in fondo al mare, e venne inghiottita da un serpente. Per questo i serpenti, racconta la leggenda, hanno la possibilità di mutare la loro pelle, perché hanno bevuto il liquido dell’immortalità.

Come vediamo in natura il serpente ciclicamente cade in letargo, vive così una morte apparente e mentre sta in questo stato, cambia pelle, esprimendo per analogia la funzione di rinascita e rinnovamento legata a questo segno zodiacale.

corn snake shedding

Spesso l’individuo ha timore di cambiare, di penetrare nella sua interiorità, di andare verso l’ignoto o il non conosciuto, di morire a se stesso. E’ questo che accade quando si è in questa faseserpente”, che è la seconda fase delle tre di questo segno.

La prima fase è legata all’animalescorpioneche affronta l’ultima esperienza che è quella dellamortedandosi morte, proprio per non subirla.

La terza fase è simbolicamente legata all’animaleaquilache vive in alto ed è capace di guardare ad altezze straordinarie. Nulla sfugge alla sua vista e rappresenta anche la conoscenza e il saper distinguere tra diverse realtà , realizzando e concretizzando la missione dell’Essere Umano , far nascere il Fiore del Loto , dentro di se. Distinguersi dalla massa.

   

L’aquila innalzandosi vede una realtà diversa, comincia ad avere una coscienza verticale.

Innalzandoci oltre le apparenze si scopre ciò che è o appare negativo e malvagio alla realtà. Avviene il superamento del limite dell’Ego superando la presunzione egoica che è chiusura, connettendoci nella coscienza universale. La morale che questo segno porta avanti è quella di saper gestire sia la propria energia che quella degli altri in modo creativo e costruttivo.

Questo è il segno più intenso dello zodiaco, perché qui deve avvenire il superamento della morte (simbolica) e dello stato inconscio, attraverso l’accettazione della metamorfosi che diventerà poi nei Pescitrasfigurazione”.

 

Veniamo ora ad Orfeo ed Euridice.

 

Orfeo era un grande suonatore di lira, ed Euridice era la sua compagna. Un giorno Euridice venne morsa da una vipera e morì. Orfeo disperato la cercò nel buio dell’Ade, e cercò di essere ricevuto dai regnanti dell’oltretomba per ritrovarla. Gli venne chiesto di suonare la lira e la suonò molto bene, da far commuovere “Ade” che gli accordò di riavere Euridice, ma ad una condizione, non si doveva voltare indietro fino all’uscita, fidandosi che lei lo avrebbe seguito.
Ma durante la strada Orfeo si voltò, e voltandosi vide per l’ultima volta la sua Euridice, perché avendo infranto la promessa fatta ai regnanti, la perse per sempre.

 


Se esaminiamo il comportamento di Orfeo, vediamo che non ha avuto “Fede”, lui non credette ai sovrani dell’oltretomba, perché non aveva fede o fiducia in loro e nella vita. Il limite di questo segno è quello di avere una visuale della vita pessimistica, nel non voler “accettare” che il male o il buio fa parte dell’esistenza umana.

Se si pensa in modosfiduciatoci si sincronizza nel lato oscuro di noi, e quindi si diventa negativi. Orfeo si condanna da solo perché non ha fiducia in Ade, mentre Euridice lo stava seguendo silenziosamente. Il buio interiore, e la visuale parziale dell’esistenza, prende il sopravvento e impedisce di vedere la vita in armonia.

A i nati Scorpione è stata data da Dio la qualità della “determinazione, attraverso di essa nasce un atteggiamento di fede in se stesso e nella vita, liberandolo dall’angoscia divorante e dalla visione egoica che produce.

 

 

 

 

 

 

Mito della Bilancia

       Mito Bilancia

Dai miti greci possiamo legare simbolicamente la storia della nascita di Venere/Afrodite, pianeta che governa questo dolcissimo segno zodiacale.

In principio era il CAOS una realtà primordiale, indefinita o Universo Stellato, URANO e GEA, la Terra. Essi vivevano uno dentro l’altra, simbioticamente. Ogni notte Urano si congiungeva con Gea, e quando nascevano figli, lui li imprigionava nelle viscere di lei.

Madre Terra Gea era disperata di questa condizione, perché sentiva e percepiva in se il peso di quelle presenze, così rivelò tutta la situazione al suo ultimo figlio: Kronos.

Essa lo incitò ad evirare Urano attraverso un falcetto, nel momento che si sarebbe di nuovo congiunto a lei, e così fece.

Il seme di Urano cadde nel mare, Gea lo raccolse e nacque Venere Afrodite, che significa “figlia delle acque

Ma perché la nascita di Venere è stata preceduta da un atto di violenza?

All’inizio Urano e Gea vivevano fusi insieme, non avevano una collocazione specifica nell’Universo, dopo questa esperienza traumatica, ognuno prese la sua collocazione nel mondo.

Urano diventò l’Universo Stellato, mentre Gea, la Terra che lo sostiene. Nacque l’equilibrio dal caos. Ogni esistenza prese il suo posto nel quadro cosmico.

Questa nascita mitica di Venere (Afrodite) è la nascita dell’equilibrio cosmico energetico, dove ogni pianeta è in risonanza col Sole, e fra Loro e il Sole esiste un Reciproco Rispetto.

La forza che attrae un corpo celeste verso un altro, senza entrare in collisione, è laforza dell’amore”. Dante nella Divina Commedia dice:Amor che muove il cielo e l’altre stelle”, questo per significare che il cosmo è fatto di reciproco rispetto, di equilibrio e soprattutto di amore.

Tornando al mito, Urano non rispetta Gea, la nega di fronte a se stesso. Il Rispetto e quindi l’Amore, nasce quando l’individuo riconosce nell’altro ivalorie lafunzioneche ha nel mondo. Soltanto riconoscendo l’importanza della funzione dell’altro/a si arriva a riconoscere la propria.

Nella società d’oggi, poche persone svolgono la loro funzione rispettando gli altri. Per cooperare bisogna essere uniti da un fine comune e superiore, affinché l’altro/a si mostri un alleato, altrimenti l’altro/a viene visto sempre come un nemico, creando disarmonia sociale.

Nell’allegoria dei segni zodiacali il Creatore ha donato a questo segno Bilancia il dono dell’Amore, ma se non si è liberi interiormente e soprattuttoIntegratinella gestione armonica delle proprie Forze interiori, non si può veramente amare. Il più delle volte si confonde ilbisognodi essere amati con l’amore. Il bisogno crea dipendenza affettiva dall’altro/a, mentreAMARE VERAMENTE QUALCUNO ”, dovrebbe essere vissuto in modo libero, totale, scevro dai bisogni emotivi e affettivi.

Per questo motivo  IO TI SCELGO PERCHE’  NON HO BISOGNO DI TE, sono le parole di una celebre canzone, ma sono molto significative perché rendono bene l’idea del vero amore. Questa è la morale e l’insegnamento che si trae da questo mito greco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mito della Vergine

    MITO della VERGINE

Il Ratto di Persefone

Dai miti greci possiamo legare simbolicamente la storia di Persefone con il segno Vergine dello zodiaco tropicale, di natura mobile ed elemento terra.

La storia comincia con la giovane donna Kore figlia della Dea Demetra (rinominata Persefone dopo il rapimento), che è immersa nella realtà beata dell’Olimpo, gioca coi fiori, non ha ancora coscienza di se, poiché vive un legame simbiotico con la madre, Dea della terra e delle messi.

 

Il Dio Ade governatore del regno delle Tenebre ebbe il consenso da Giove di rapire Persefone, mentre Demetra è assente. In questo momento Persefone per analogia la possiamo vedere come la coscienza umana lasciata senza cura, vive una dimensione dell’anima così dettadormientea se stessa.

Così troviamo l’ingenua Kore intenta ad osservare un meraviglioso giglio, ma ad un tratto ecco apparire Ade sul suo cocchio, la prende con violenza e la strappa dalla realtà dell’Olimpo.

La parolaAdeviene dal greco e significa “l’invisibile, ciò che non si può osservare, dove il sole non può mai arrivare. Ade viene rappresentato da Plutone in astrologia, e si presenta come il violentatore, non ha dolcezza o riguardo per la giovane fanciulla Kore, che ha vissuto nell’atmosfera gioiosa dell’Olimpo.

Così la porta nell’Averno, regno dell’oltretomba o regno dell’oscurità. Agli occhi di Persefone si rivela una realtà fatta di ombre e di mistero, la stessa realtà che si presenta alla nostra anima quando si incarna e prende possesso del veicolo fisico umano. Ma anche nei momenti di crisi esistenziale l’anima si trova nelle medesime condizioni psicologiche, perché l’individuo si troverà lungo il sentiero della vita ad affrontare la sua “OMBRA”, cioè la dimensione dove si trovano tutti i limiti e le carenze che non si vogliono vedere e affrontare, perché fanno troppo dolore.

Demetra, madre di Persefone era la Dea delle messi, insegnò agli uomini la coltivazione del grano che fino ad allora non si erano ancora organizzati come tempi e metodi. Il periodo Demetrico infatti è ricordato come quello in cui l’uomo passò dal campo incolto al campo coltivato.

 

Intanto anche Demetra soffre il distacco violento dalla figlia avvenuto in modo drammatico. La storia racconta che Demetra, adirata con Giove e con tutti gli Dei, abbandonò l’Olimpo e cominciò a vagare per la terra ed a visitare le città degli uomini e le loro opere. Tramutò la sua figura di Dea in quella di una vecchia ed arrivò ad “Eleusi”, dove chiese ad un gruppo di giovinette se c’era un bimbo nato da poco del quale potersi occupare come nutrice. Le giovani le indicarono la reggia di Celeo, dove Metanira sua moglie aveva da poco dato alla luce il figlio Demofonte.

Così Demetra diventò balia di colui che sarebbe diventato un eroe. Di giorno in giorno, il bambino sotto le cure della Dea diventava sempre più bello e forte, tanto che Metanira si insospettì e la spiò di notte. Demetra ungeva il bimbo con l’Ambrosia, nettare degli Dei, e lo avvolgeva nel suo respiro esponendolo ogni notte alla forza del fuoco.

 

Quando Metanira vide questo, urlò spaventata. Allora la Dea disse:

“Ignoranti siete voi, gente umana, e imprudenti, che non prevedete né il futuro, né il male”.

Anche tu, Metanira, per la tua limitatezza hai subito un danno irrimediabile. Io pronuncio un grande giuramento sull’acqua dello Stige: “avrei fatto del tuo caro figlio un immortale, eternamente giovane e gli avrei procurato una venerazione imperitura”.

Ora non c’è mezzo per fargli evitare la morte. Riceverà venerazione imperitura perché si è seduto sul mio grembo ed ha dormito tra le mie braccia. In suo onore i figli degli Eleusini ad intervalli lo celebreranno con “gare di lotta”.

La Dea disse ancora: “Io sono Demetra signora di ogni venerazione che dà le gioie ai mortali e agli immortali, perciò dovrete erigermi un tempio con altare sotto le mura della città e sopra la fontana”. Nacquero così imisteri Eleusini”, la prima vera iniziazione degli esseri umani.

 

A questo punto Demetra fece appassire le messi e gli Dei per evitare la catastrofe scesero a patti con lei ed il mediatore fu proprio Mercurio “il messaggero degli Dei”.

Egli si recò da Ade nell’Averno e gli chiese di lasciare libera Persefone di tornare da sua madre e nell’Olimpo. Ade accettò, ma prima di lasciarla andare, prese di sorpresa la fanciulla infilandole in bocca un chicco di melograno, ed avendo Ella mangiato il frutto dell’Averno, sarà costretta a tornarvi per sei mesi all’anno, e per gli altri sei potrà stare nell’Olimpo.

Il frutto del melograno, simboleggia proprio la conoscenza del tutto e di ogni cosa, poiché è formato da tanti chicchi distinti inseriti insieme che ben si rappresenta nel segno Pesci (opposto e complementare alla Vergine, procurando la perdita della propria individualità), mentre il chicco nel segno Vergine simboleggia la concentrazione di coscienza su se stessi usando l’analisi del particolare, qualità specifica di questo segno.

 In questo segno di terra si avverte la sensazione del tempo, dei ritmi e cicli della natura, spingendo l’essere umano ad organizzarsi per i tempi duri futuri che verranno con le rigide stagioni successive, ideando la conservazione e la cura dei raccolti abbondanti della stagione estiva.