MITO del CANCRO

     Enigma della Felicità

Mito del Cancro

Dalle allegorie dei segni zodiacali troviamo la missione del Cancro che è quella di sperimentare l’emozione, gli affetti e sentimenti del suo mondo interiore, ma soprattutto le esperienze relazionali nel nucleo familiare. Il mito che ben si addice al segno zodiacale del Cancro è l’esperienza del karma familiare. Per questa consapevolezza terrena Dio gli ha donato la “famiglia”, dove l’essere umano potrà vivere e sperimentare le emozioni “riso” e “pianto”, delineando il suo destino.

Diamo ora uno sguardo al mito facendo riferimento alla storia di Edipo, affinché possiate comprendere meglio la dinamica di questo segno.

La storia ci dice che il padre di Edipo, il Re Laio, ci appare come un individuo istintivo e passionale, vissuto dalle emozioni e profondamente egoista, dedito al soddisfacimento delle sue brame. S’innamorò di un giovinetto un certo Crisippo e consumò con lui un rapporto omosessuale.  Nelle varie traduzioni, c’è chi dice che Crisippo si sia suicidato non reggendo alla vergogna, c’è chi dice che sia stato ucciso dallo stesso Laio, comunque la giovane vita di fu interrotta violentemente.

Il vecchio “Pelope” padre del giovane Crisippo, lanciò a Laio la seguente maledizione: “se tu avrai un figlio maschio un giorno lui ti ucciderà”. Per proteggersi da questa maledizione Laio si recò all’oracolo di Delfi ed ottenne questa risposta: “non fare mai un figlio perché altrimenti un giorno lui ti ucciderà e si sposerà sua madre”! Questa risposta mise Laio in allarme e per deviare il suo destino decise di non fare mai un figlio. Un giorno sotto l’azione del vino si congiunse a Giocasta e nacque Edipo. Appena nato, Laio abbandonò suo figlio Edipo sul monte Licona, legandolo per i piedi ad un albero, infatti il nome Edipo significa proprio “piedi gonfi”.

In ogni famiglia c’è in un certo senso una maledizione, un ”nodo” da risolvere, gli indiani lo conoscono bene e lo chiamano “karma familiare”.

Il piccolo Edipo venne raccolto da un pastore che lo portò ai regnanti di Corinto che non avevano figli. Il bambino crebbe, credendo che quei genitori fossero realmente i suoi, ma un giorno un invitato sotto i fumi dell’alcool gli disse: “Tu non sei loro figlio”!Il giovane interrogò i genitori putativi, che negarono tutto. Allora Edipo si recò all’oracolo di Delfi per conoscere il proprio fato e l’oracolo disse “un giorno tu ucciderai tuo padre e sposerai tua madre”!

 Credendo in buona fede che i regnanti fossero realmente i suoi genitori, per non incorrere nel terribile fato, non tornò a casa.

Nel frattempo Laio ritornò all’oracolo di Delfi, per curiosità voleva conoscere la fine di suo figlio. S’incontrarono così padre e figlio, come due sconosciuti, in uno stretto passo di montagna.

 

Edipo all’intimidazione del cocchiere del Re Laio: “ragazzo fai largo al re”, Egli non si spostò, poiché aveva un carattere violento e permaloso (come suo padre), allora Laio lo colpì col bastone intimando di proseguire. La ruota del carro ferì il piede di Edipo (per la seconda volta suo padre lo ferì attraverso i piedi). Il giovane accecato dall’ira uccise Laio e il cocchiere, e non contento morse il corpo dell’ucciso sputandone il sangue. Padre e figlio s’incontrano come due estranei. Laio non ha riconosciuto l’individualità del figlio, lo ha sacrificato al suo egoismo. Non riconoscendosi i due perpetrarono la maledizione frutto dell’ignoranza e della cecità dell’anima.

In questo segno nasce nell’individuo la domanda: Io chi sono? L’individuo cerca le sue radici familiari per dare significato alla sua esistenza attraverso le due figure genitoriali. In questo segno regna la Luna, la parte che rappresenta la madre, insieme al Sole, secondo pianeta governatore del segno, che completa le due figure. Le due figure non sono altro chela rappresentazione dei due emisferi del cervello, sinistro (parte razionale) e destro (parte intuitiva), che unendosi in armonia mediante la funzione Mercuriale (intelligenza) che fa da ponte/fusione, forma e costruisce un essere ben equilibrato energeticamente.

Tornando al mito, a quei tempi i greci ricorrevano spesso all’oracolo di Delfi per consiglio, sul cui frontale era scritto “conosci te stesso”. Noi erroneamente pensiamo di sapere tutto di noi stessi, conoscendoci attraverso il mondo esterno a noi, portando la nostra attenzione in modo prevalente alla realtà esterna, trascurando o dedicando pochissima attenzione al mondo e alle qualità psichiche superiori del mondo interiore e le sue dinamiche inconsce.

Dopo l’uccisione del padre Edipo torna a Tebe, e in quel periodo la città era afflitta dal flagello della Sfinge mandata da Era per punire i Tebani, poiché avevano permesso che Laio, fautore del delitto omosessuale, continuasse a regnare. Era non perdonò la tolleranza dei Tebani e mandò questa creatura mostruosa, la Sfinge. Essa era un animale simbolico con i fianchi del toro, gli artigli del leone, le ali dell’aquila e il volto umano. Di solito si rintanava sul monte Ficio e quando discendeva faceva razzie di esseri umani strangolandoli. Infatti la parola “sfinge” deriva da “Fixis” che significa “strangolatrice”.

Per liberarsi da questo flagello i Tebani dovevano risolvere l’enigma che Essa proponeva:c’è un animale sulla Terra che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome. E’ il solo tra gli esseri viventi che si muovono in terra, in cielo e in mare, che muti natura. Quando egli cammina su un maggior numero di piedi, la velocità delle sue estremità è minore”.

Nessuno riusciva a risolvere l’enigma.

Edipo si recò sul monte Ficio e risolse l’enigma e rivolgendosi alla Sfinge diede la risposta: “Tu intendi dire l’uomo, che cammina carponi quando è piccolo, quando è vecchio con la schiena curva ha bisogno di una terza gamba, il bastone, e in età di mezzo usa solo due gambe”. Edipo risolse l’enigma della Sfinge e vinta si gettò dal monte.

A questo punto Edipo risolto il problema pensò di essere un grande saggio, così per premio sposò sua madre Giocasta come ricompensa per l’azione eroica.

 

Questo è il momento culminante del mito Edipo. Fu una vittoria momentanea, a niente valsero le parole di Tiresia, il veggente cieco, che cercò di far capire ad Edipo che non sempre una vittoria è tale fino in fondo.Tiresia aveva avuto dagli Dei il dono di vedere con gli occhi dell’anima a scapito della vista fisica, ma Edipo lo schernì dicendogli: “cosa puoi insegnarmi tu che neppur vedi?”.

Lui rispose: “non gioire troppo ciò che credi vittoria può essere una sconfitta”.

 Edipo dopo aver battuto la Sfinge si lasciò andare all’Ego ignorante rispondendo negativamente al saggio Tiresia. Dopo anni di governo ci fù una improvvisa carestia seguita da pestilenza, si recarono all’oracolo di Delfi che interrogato disse: trovate l’assassino di Laio, così gli Dei placheranno la loro ira”.

 Troviamo a questo punto i due, il cieco dell’anima Edipo, e il cieco nella vista fisica Tiresia, l’uno di fronte all’altro. A questo punto Tiresia disse al Re Edipo: “cosa faresti ad un uomo che dorme con sua madre ed ha ucciso suo padre?” Ed Egli rispose: “il massimo della pena”. Così Tiresia concluse dicendo: “Sei tu quell’uomo!”. Edipo si diede il massimo della pena accecandosi, poiché in realtà era stato lui il vero cieco a non accorgersi della sfida che apparteneva al suo destino.

Questo dramma è comune a tutti gli esseri umani poiché siamo ciechi rispetto alla nostra vita, alle esperienze della nostra vita intima, sia personale che familiare.

Edipo abbandonò Tebe, divenne un mendico viandante, ormai l’orgoglio e l’ira l’avevano abbandonato. Edipo accettò il proprio Fato con coraggio. L’uomo orgoglioso si chiude opponendosi al destino ed alle forze della natura, mentre l’uomo viandante fluisce con la vita.

Dopo la sua morte Edipo divenne il protettore del luogo che l’accolse, la tomba portava una scritta semplice: “sulla mia schiena porto malva e asfodeli dalle mille radici, sul mio petto Edipo, figlio di Laio.”

Scoprendo il padre in lui, si era liberato dalla maledizione, poté così come uomo con il cuore, integrarsi col tutto. Dove c’è l’anello di potere non c’è vita, è morto il re e vive l’uomo, e l’uomo Edipo fu assunto dagli Dei nell’Olimpo.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *